Bitcoin: cosa sono e come funzionano

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Il Bitcoin è una valuta virtuale, utilizzata anche per l’acquisto di oggetti reali, come automobili, abbigliamento o beni comuni. Chiunque può crearla, e non è soggetta al controllo delle banche.

In queste settimane se ne parla molto e come molti fenomeni molto è dovuto ad Internet. Una cosa però è certa: questa novità è destinata a svilupparsi e a diventare importante per ciascuno di noi. E’ difficile poter affermare se creare Bitcoin sia o no in qualche modo pericoloso e come tutte le cose nuove ha tanti sostenitori e altrettanti detrattori.

Bitcoin è una valuta elettronica nata nel 2009. Lo pseudonimo del suo inventore è Satoshi Nakamoto, ma la sua vera identità è sconosciuta. La creazione e lo scambio di questa moneta avvengono tramite il protocollo peer-to-peer. Il suo valore è fluttuante. A maggio del 2012, ad esempio, un Bitcoin valeva 2 dollari, mentre oggi ne vale più di 175. Con questa moneta virtuale è possibile comprare beni concreti (sono sempre di più coloro che la accettano come denaro), ma puoi anche venderla in cambio di denaro corrente (euro o dollari, ad esempio).

La possibilità di coniare nuovi Bitcoin non è infinita. Esiste infatti un limite preciso, che è di 21 milioni di unità. La disponibilità di nuove monete, come si legge su Wikipedia, “cresce come una serie geometrica ogni 4 anni; nel 2013 sarà stata generata metà delle possibili monete e per il 2017 i tre quarti”. La cifra di 21 milioni di Bitcoin generati sarà raggiunta presumibilmente nel 2140. In ogni Bitcoin è scritto chi ne è il proprietario. In questo modo potrà essere speso solo una volta, un sistema per evitare possibili truffe. Il database di chi possiede ogni Bitcoin è suddiviso tra coloro che formano la rete P2P. Al momento non esiste una legge che vieti questo tipo di valuta inoltre la tecnologia su cui si basano rendono la regolamentazione e il controllo quasi impossibili. Si dice che l’uso dei Bitcoin garantisca l’anonimato.

Questo è parzialmente vero. Le transazioni di ciascun Bitcoin address, come leggiamo sul sito ufficiale, sono pubbliche e conservate per sempre nel network. In altre parole, le attività di ogni Bitcoin address possono essere consultate da chiunque. Il nome del titolare, però, non è in alcun modo evincibile finché non è lui stesso a rivelarlo nel corso di una transazione. Per questo motivo, gli ideatori della moneta virtuale consigliano di creare un nuovo Bitcoin address ogni volta che ricevi del denaro, specialmente quando si tratta di transazioni effettuate tramite un sito web, che è pubblico. Quella di Bitcoin è una realtà giovane e piuttosto sconosciuta.

Questo vuol dire che si trova ancora in una fase in cui se ne può discutere senza condizionamenti ideologici di alcuna natura. L’argomento, d’altronde, è estremamente interessante, perché se guardato in prospettiva ha delle implicazioni concrete. Implicazioni che per qualcuno sono disastrose, mentre per altri sono desiderabili. La discussione è in bilico tra economia, finanza ed etica.

Da moltissimi decenni le banche centrali non devono più garantire una copertura aurifera del denaro che stampano. Il valore che le banconote hanno è dato da un accordo tra chi le emette e la gente che la usa: le due parti, in altre parole, concordano sul fatto che quella determinata banconota vale effettivamente la cifra riportata sopra di essa. L’unica autorità che può stampare denaro nell’Unione europea è la BCE, i cui soci proprietari sono le banche centrali nazionali. Nel caso dell’Italia, è la Banca d’Italia. E qui sorge il problema. Le banche centrali non sono istituzioni pubbliche, cioè non sono “di proprietà” dello Stato, ma sono organismi privati.

La BdI, ad esempio, appartiene solo per il 5,4% allo Stato italiano (precisamente, a INAIL e INPS) il resto è proprietà di privati, perlopiù banche nazionali e straniere e grossi istituti assicurativi. Se uno Stato europeo ha bisogno di iniezioni di denaro nel circuito, deve chiederlo in prestito alla BCE. In cambio deve prometterle di restituirlo. Questa promessa ha la forma di un documento che si chiama Titolo del debito pubblico. In pratica la BCE (che, ricordiamo, è di proprietà di privati) acquista il debito degli Stati in cambio di banconote. Questo debito, prima o poi, va saldato. Se lo Stato non è in grado di restituirlo, ogni anno esso aumenta. Il debito pubblico è quindi sostanzialmente un debito che i cittadini di ogni nazione hanno nei confronti di SpA chiamate banche centrali. Partendo da queste considerazioni, si può affermare che il Bitcoin si sottrae a queste logiche. Il denaro virtuale, peraltro, è sempre disponibile.

Il Bitcoin fino ad oggi era conosciuto soprattutto come la valuta di commerci illegali online, ad esempio l’acquisto di droga o armi. Le transazioni infatti non sono direttamente attribuibili a persone fisiche, ma solo a Bitcoin address, e per ora non esiste nessuna regolamentazione in materia.

D’altronde sarebbe molto complesso già solo stabilire le competenze territoriali per legiferare sulla questione, visto che la produzione della moneta è a carico di singoli individui, e le transazioni sono transnazionali e rigorosamente peer-to-peer. Questo vuoto legislativo, come è facile intendere, lascia spazio di manovra a gente senza scrupoli. Anche se Max Keiser, l’economista russo, ha definito il Bitcoin “moneta della resistenza”, il confine tra combattenti per la libertà e mercanti senza scrupoli può essere sottile. Nonostante il rischio di inflazione sia azzerato, il valore del Bitcon è estremamente fluttuante, e non offre garanzie, almeno per ora, dal punto di vista della stabilità.

Bitcoin sì o Bitcoin no? Difficile dirlo per ora. Sicuramente pensare ad una moneta immune dal sistema ufficiale di produzione del denaro è piuttosto affascinante. Ma non si possono per questo ignorare i pericoli. La discussione, comunque, è destinata a diventare sempre più importante. Ed è importante conoscere più possibile ogni aspetto della questione, per poter scegliere consapevolmente.


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