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	<title>cinema rai &#8211; Welcome to Agrotimes</title>
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		<title>Mimmo Ruggiero: &#8220;l&#8217;amica geniale, successo della serie una vera rivoluzione!&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luigi D'Antuono]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Feb 2019 18:34:15 +0000</pubDate>
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<p><strong><em>A cura di Assunta Giordano</em></strong></p>
<p>Prodotta da Wildside e Fandango, in collaborazione con HBO e Rai Fiction, regia di Saverio Costanzo, è arrivata sul grande schermo “L’amica geniale”: la storia tratta dalla tetralogia della misteriosa scrittrice Elena Ferrante. La trasposizione del primo romanzo è una miniserie di 8 episodi che ricalca in maniera fedele la storia delle due protagoniste Elena Greco (Lenù)e Raffaella Cerullo (Lila).</p>
<p>La storia si apre con una telefonata: Rino, il figlio di Lila chiama Elena –ormai anziana- chiedendole aiuto per ritrovare sua madre scomparsa. Da questo momento la narrazione è un enorme flashback raccontato interamente da Elena partendo dall’infanzia per passare poi all’adolescenza delle due ragazze. Elena e Lila nascono e crescono in un rione di Napoli degli anni ’50, molte cose accomunano le due bambine: famiglia povera, genitori severi e, più di tutto, la passione per la lettura e poi per la scrittura. La loro vita esiste solo all’interno del rione e mai al di fuori di esso, conoscono il mondo secondo le dinamiche del quartiere e non oltre. Entrambe desiderano continuare a studiare ma, in un contesto sociale di povertà e patriarcato violenti e privi di prospettiva, solo Elena potrà farlo, poiché Lila non avrà mai il permesso da parte del padre, riuscirà soltanto a terminare le scuole elementari.</p>
<p>Il punto di svolta nella loro amicizia arriva proprio con la separazione dei loro percorsi: sono entrambe bambine intelligenti, ma c’è una genialità innata in Lila che provocherà sempre in Elena ammirazione,attrazione e insieme invidia, come tutte le cose di cui si ha paura. Le loro vite si intrecciano tra loro e con tutti i personaggi del rione, così reali e insieme così crudeli che le due bambine diventano i due diversi volti di un non identificato quartiere popolare: l’intelletto e la riflessione contro l’impulso e la genialità. Lila è sfacciata, indurita dalla vita, la sua corazza sembra una forzatura  e una maschera indossata da una bambina, il suo istinto la guida nella vita incessantemente, ma soprattutto il suo carisma trascina Elena in ogni singolo passo.</p>
<p>Tra i tanti personaggi di questa storia c’è anche Mimmo Ruggiero che interpretail padre di Gigliola, il pasticciere del rione.</p>
<p>Cosa significa per la tua carriera questo ruolo?</p>
<p>Credo che il successo della serie sia una vera rivoluzione, un produzione italiana che riesce ad avere un tale successo, pur non avendo grandi nomi, è una vittoria per tutti noi, per ogni singolo attore – e non solo &#8211;  che con sacrificio e dedizione si è dedicato a questo lavoro. Quasi tutti noi attori proveniamo dal mondo del teatro e per molti questa è la prima volta in una produzione di tale spessore.</p>
<p>Come ti sei avvicinato al mondo dello spettacolo?</p>
<p>Fin da piccolo sono stato appassionato di intrattenimento e soprattutto di musica, ho suonato il pianoforte, la chitarra, ho studiato canto. Ho cercato di mettermi dalla parte dello spettatore e ho cominciato con le imitazioni e con il cabaret, è stata la parte iniziale della mia carriera ed è ancora tuttora la mia vocazione: ho sempre osservato mio padre “intrattenere” i proprio clienti in ogni modo possibile sempre con una risata, forse devo proprio a lui questa mia inclinazione.</p>
<p>La recitazione com’è arrivata nella tua vita?</p>
<p>Mi sono sempre reputato uno showman, ma ben presto ho affiancato a questa definizione anche quella di attore: ho frequentato un’accademia teatrale a Roma per tre anni e ho conseguito il diploma da attore. Ho cominciato quasi subito con il teatro continuando con le serate di cabaret e varietà. Il teatro è ancora oggi – purtroppo – una forma d’arte che sembra essere destinata a pochi o comunque che non raggiunge un pubblico molto vasto, nonostante per me sia un’espressione altissima che, anzi, credo debba essere insegnato nelle scuole, che debba arrivare ai bambini ed è proprio per questo che io faccio anche spettacoli per i più piccoli, le più pure e sincere forme di spettatori. Attualmente sto lavorando con la mia compagnia teatrale: siamo in giro per Roma con il musical de “Il fantasma dell’opera” e dall’anno prossimo il tour partirà per tutta l’Italia.</p>
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