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	<title>Francesco Rossi, Autore presso Welcome to Agrotimes</title>
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	<description>Il tuo territorio a portata di click</description>
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		<title>Le piaghe del Sud</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Rossi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Nov 2019 08:46:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le piaghe del Sud: al Meridione la luce va via 6 volte più spesso, tasse più elevate e servizi mediocri La luce va via sei volte più spesso nelle città del Sud, i bambini di Napoli &#8220;valgono&#8221; un terzo dei bambini delle città del Nord, le università meridionali fanno i conti con tagli maggiori rispetto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Le piaghe del Sud: al Meridione la luce va via 6 volte più spesso, tasse più elevate e servizi mediocri</strong></p>
<p>La luce va via sei volte più spesso nelle città del Sud, i bambini di Napoli &#8220;valgono&#8221; un terzo dei bambini delle città del Nord, le università meridionali fanno i conti con tagli maggiori rispetto a quelle settentrionali. Quello che c&#8217;è tra Nord e Sud non è un divario, ma un abisso. Secondo un’inchiesta del giornalista napoletano Marco Esposito, atenei, tassazione Irap, la Sanità e l&#8217;Istruzione, la qualità dei servizi energetici e dei trasporti sono le sette piaghe che dividono in due il nostro Paese. Mancanza di equità e di strategia hanno quindi causato quella situazione desolante ben fotografata dal recente rapporto Svimez.</p>
<p>Non è un problema di forma, ma di sostanza. Il Sud è diventato una grande area con fiscalità di svantaggio, dove a maggiore pressione fiscale corrisponde una precaria erogazione di servizi.</p>
<p>Questo perché lo Stato &#8220;ha continuato a chiedere a cittadini e imprese le stesse tasse di un tempo, però per risparmiare non ha più girato risorse a sufficienza agli enti locali, chiedendo a Regioni e Comuni di arrangiarsi aumentando le imposte locali&#8221;. Inoltre, &#8220;Non sono mai stati fissati dal governo i livelli essenziali delle prestazioni da garantire in tutto il territorio nazionale&#8221;, perché incerti sulla capacità di tenere fede agli impegni.</p>
<p>Il caso più clamoroso è nell&#8217;attribuzione dei fabbisogni standard comunali per asili nido e istruzione. Soltanto per queste due voci, infatti, invece di calcolare il fabbisogno comune per comune della popolazione, si è considerato il livello di servizi erogato nel 2010 con il paradosso che laddove il livello è nullo o insufficiente, si è considerato quel livello minimo p zero come il reale fabbisogno. In altre parole, se una città come Catanzaro non aveva asili nido nel 2010, si è sostenuto che non ne ha bisogno neppure oggi, riducendo il fabbisogno complessivo di quel comune. A Napoli per asili nido e istruzione è stato assegnato un fabbisogno di 72 euro per abitante, contro i 187 di Roma e i 237 di Milano. In pratica è come dire che i bambini di Napoli valgono un terzo degli altri&#8221;.</p>
<p>Non c&#8217;è equità neanche sul fronte universitario, &#8220;un campo nel quale il prestigio degli atenei del Sud era indiscusso: si pensi a quanti meridionali hanno fatto carriera fino alla Corte Costituzionale dopo una laurea in Giurisprudenza alla Federico II&#8221;.</p>
<p>Una quota crescente del Fondo di finanziamento ordinario (FFO) è distribuito in base a indici valutativi, i quali dovrebbero misurare lea qualità della didattica e della ricerca. Tuttavia, anche per difficoltà a trovare parametri oggettivi, nei fatti tali misurazioni non fanno che certificare il dualismo territoriale riproducendolo e amplificandolo, come un taglio del Fondo FFO che dal 2008 supera il 10 per cento al Sud mentre è sotto il 5 per cento al Centronord.</p>
<p>Sul fronte energetico, secondo i calcoli dell&#8217;Autorità per l&#8217;energia, &#8220;a fronte di un 4% di clienti trattati male al Centronord si registra un 23 per cento al Sud&#8221;.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Calano i redditi delle famiglie italiane, colpiti di più Centro e Nord. E aumenta il peso delle tasse.</strong></p>
<p>Le tasse aumentano, i redditi scendono in tutta Italia. L’Istat fotografa un Paese in cui diminuisce in media dell’1,9% il reddito disponibile delle famiglie italiane, in cui il reddito a Bolzano è quasi il doppio di quello in Campania, in cui i redditi da lavoro dipendente tengono solo nel Nord-Ovest. Confcommercio segnala che il peso delle tasse sugli italiani aggrava sempre più i redditi delle famiglie.</p>
<p><strong>L&#8217;Istat</strong><strong> </strong>rivela che il reddito si distribuisce per il 30,9% nel Nord-ovest, per il 22,3% nel Nord-est, per il 25,7% nel Mezzogiorno e per il restante 21,1% nel Centro. La flessione riguarda tutto il Paese. L’area che ha registrato il calo più contenuto è il Mezzogiorno (-1,6%), con le diminuzioni più limitate in Basilicata (-0,8%) e Abruzzo (-0,9%). Nel Nord-est la riduzione è stata dell’1,8%, mentre nel Nord-ovest sul calo del 2% incidono le performance negative di Valle d’Aosta e Liguria (entrambe -2,8%). Nel Centro (-2%) sono Toscana (-2,3%) e Lazio (-2%) a registrare flessioni superiori alla media nazionale.</p>
<p>Le famiglie residenti nel Nord godono del livello più elevato di reddito disponibile per abitante, con valori quasi identici per Nord-ovest e Nord-est, di poco superiore a 20.300 euro e significativamente superiori alla media nazionale, pari a circa 18.000 euro. Nel Centro il valore si attesta attorno ai 18.700 euro, mentre risulta molto più basso nel Mezzogiorno (circa 13.200 euro), con un differenziale negativo del 35,2% rispetto a quello del Nord e del 24,9% rispetto alla media nazionale.</p>
<p>Considerando le singole regioni, in testa alla graduatoria del reddito per abitante si trova Bolzano (22.400 euro pro capite), seguita da Valle d’Aosta (21.800 euro) e Emilia Romagna (21.000 euro). Campania (inferiore a 12.300 euro), Sicilia (12.700 euro) e Calabria (12.900 euro) sono le regioni in cui il reddito disponibile per abitante è più basso.</p>
<p>I redditi da lavoro dipendente sono la componente più rilevante nella formazione del reddito disponibile delle famiglie (con un’incidenza superiore al 50% in tutte le regioni).</p>
<p>Rispetto a 35 anni fa la struttura della popolazione è fortemente cambiata: crescono i nuclei famigliari monocomponenti, soprattutto quelli con anziani soli che in percentuale sono quasi triplicati, passando dal 5% del 1977 al 15,1%. Le coppie con figli sono ormai meno del 40% (erano quasi il 53% nel 1977 e comunque oltre il 44% nel 2000). Una popolazione sempre più anziana e composta da nuclei familiari sempre più piccoli sposta l&#8217;allocazione delle risorse verso le cure mediche, l&#8217;assistenza e i servizi alla persona.</p>
<p>&#8220;Questi cambiamenti della domanda richiedono una risposta anche da parte delle imprese del terziario di mercato. Perdita del potere di acquisto e calo dei consumi restituiscono, dunque, l&#8217;immagine di un paese gravemente malato in cui appaiono sempre più necessarie ed urgenti le riforme istituzionali ed economiche, in primis quella fiscale -dice l&#8217;Ufficio Studi &#8211; L&#8217;attuale livello di pressione fiscale, infatti, è incompatibile con le esigenze della crescita e al momento non vi sono segnali di un cambio di rotta&#8221;.</p>
<p>&#8220;I problemi strutturali del nostro paese, che sono redditi fermi al 1986 e pressione fiscale da record mondiale purtroppo, anziché essere affrontati e risolti per rimettere la nostra economia sui binari della crescita, addirittura peggiorano&#8221;. Lo rileva la Confcommercio: &#8220;Il dato dell&#8217;Istat di oggi sulla diminuzione del reddito delle famiglie e quello del nostro Ufficio Studi sull&#8217;aumento delle tasse confermano si sono derubricate ad ordinaria amministrazione le vere emergenze economiche del nostro paese. Le imprese del terziario di mercato stanno vivendo una crisi che sembra non finire mai e sono ormai stremate&#8221;.</p>
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		<title>Nord e Sud, le due Italie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Rossi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Nov 2019 08:42:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Italia è una e sola o è divisa in due? Il dilemma ci accompagna sin dagli albori dell’unità d’Italia, datata 1861, e si trascina su più piani, a cominciare da quello economico per proseguire su quello del lavoro, dei servizi, della vivibilità. Insigni studiosi hanno prodotti negli anni documenti e grafici, prospettato ipotesi di lavoro, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’Italia è una e sola o è divisa in due? Il dilemma ci accompagna sin dagli albori dell’unità d’Italia, datata 1861, e si trascina su più piani, a cominciare da quello economico per proseguire su quello del lavoro, dei servizi, della vivibilità.</p>
<p>Insigni studiosi hanno prodotti negli anni documenti e grafici, prospettato ipotesi di lavoro, scandagliato esempi di altre nazioni, promosso convegni, tavole rotonde e giornate di studio, ma in fondo soprattutto noi al Sud sembriamo rassegnati ad accontentarci di non essere al passo coi tempi e i modi dei confratelli delle regioni più opulente e industrialmente rilevanti.</p>
<p>Né i governi che si sono succeduti dal 1946 a oggi hanno mai potuto appuntarsi una medaglia per essere riusciti ad invertire il trend.</p>
<p>Così, se nel 1972 il governo del momento aveva posto nel 2020 l’anno in cui il divario economico tra Nord e Sud sarebbe stato eliminato, sancendo di fatto la sua concreta unificazione, oggi la distanza sembra addirittura essersi allargata a dismisura, anzi le ultime volontà politiche di promuovere un referendum per le autonomie regionali rischiano di ri-creare quei Regni pre-Unità, piccoli staterelli ciascuno con una propria identità, idea lontana anni luce dall’unità fortemente voluta dai padri costituenti.</p>
<p>Eppure, come sottolinea in un suo recente editoriale il docente universitario ed ex parlamentare Isasia Sales, tra il 1951 e il 1973 il Pil meridionale aveva registrato un incremento superiore a tutto quello verificatosi dal 1861 in poi (il Sud aveva infatti un Pil pro-capite del 52,9, che crebbe al 60,5 nel 1973).</p>
<p>Un dato che aveva generato ottimismo e speranze, gelato successivamente dal non aver di fatto investito adeguatamente sull’industrializzazione della nostra area meridionale.</p>
<p>Con il risultato di un massiccio esodo di forza lavoro dal Sud depresso all’opulento Nord, depauperando la nostra area anche di maggiori consumi.</p>
<p>Insomma, di fatto, se il Nord è cresciuto lo si deve anche grazie alle tante braccia degli uomini e delle donne del Sud.</p>
<p>E quando in uno Stato cresce solo una sua parte di territorio, non si può parlare di vero e proprio sviluppo!</p>
<p>A conti fatti, quindi, Nord e Sud sono due Paesi diversi, e il Sud sta tre volte peggio.</p>
<p>I recenti dati pubblicati dall’Istat, dicono che il tasso di disoccupazione nel Mezzogiorno (19,4%) è tre volte quello del Nord (6,9%) e circa il doppio di quello del Centro (10%). Mentre il Centro-Nord sta uscendo dalla crisi, il Mezzogiorno è di fatto ancora nella palude.</p>
<p>E mentre mezza Italia, nella parte alta delle mappe Istat, è sull’orlo dell’uscita dalla crisi, con livelli di occupazione tornati vicini a quelli del 2008 (66,7% al Nord e 62,8% nel Centro), <strong>il Sud resta nella palude</strong><strong>,</strong> ancora indietro di due punti (44%) rispetto alle percentuali del 2008. Anzi, in alcune aree del Paese la crisi si può considerare del tutto superata. Aree tutte concentrate al Nord: le Province Autonome di Bolzano e Trento, il Friuli-Venezia Giulia e la Lombardia.</p>
<p><strong>Il divario occupazionale tra Nord e Sud è di oltre 20 punti, come quello che esiste tra Grecia e Germania</strong><strong>.</strong> <strong>Al Sud il malessere è come moltiplicato per tre</strong><strong>:</strong> non solo la disoccupazione è tre volte tanto quella del Nord, anche <strong>il rischio di cadere in povertà è triplo rispetto al resto del Paese</strong><strong>.</strong></p>
<p>Al Sud il tasso di occupazione è ancora il più basso del continente, del 35% inferiore alla media Ue.</p>
<p>Nonostante un timido aumento dell’occupazione (+0,8%), come certificato dall’Istat, il contesto sociale non migliora. La forbice tra il Pil pro capite a Nord e Sud si amplia. E <strong>dieci meridionali su cento risultano ancora in condizioni di povertà assoluta, </strong>contro i sei del Nord, concentrati soprattutto nelle periferie delle aree metropolitane.</p>
<p>L’unico canale di miglioramento delle condizioni economiche resta <strong>l’emigrazione, soprattutto giovanile</strong><strong>.</strong> Così, il Sud perde capitale umano e invecchia. <strong>Il Mezzogiorno «è un’area non più giovane né tantomeno il serbatoio di nascite del Paese»</strong><strong>,</strong> si legge nell’<a href="http://www.svimez.info/images/RAPPORTO/materiali2017/2017_11_07_rapporto_2017_com.pdf">ultimo rapporto Svimez</a>. Nel 2016 la Sicilia ha perso 9.300 residenti, la Campania 9.100, la Puglia 6.900.</p>
<p>Negli ultimi quindici anni, <strong>sono andati via in 500mila, di cui 200mila laureati</strong><strong>,</strong> che si formano a Sud e vanno a lavorare al Nord. Perché la qualità di alcune facoltà universitarie meridionali in molti casi è eccellente. Ma tenendo conto del costo medio che serve a sostenere un percorso di istruzione elevata, la perdita netta in termini finanziari per il Sud ammonta a circa 30 miliardi (calcoli Svimez). Quasi 2 punti di Pil nazionale. E si tratta di una cifra al ribasso, che non considera gli altri effetti economici negativi indotti.</p>
<p>Senza dimenticare che non si va al Nord solo per lavorare, ma anche per beneficiare di servizi migliori.<strong> Sanità in primis</strong><strong>.</strong> Perché le regioni del Sud Italia hanno, come conferma l’Istituto superiore di sanità, gli indicatori di aspettativa di vita peggiori d’Europa. <strong>Oggi una persona che nasce in Campania, Sicilia o in Calabria ha un’aspettativa di vita fino a quattro anni inferiore rispetto al Nord</strong><strong>. </strong>Oltre a pagare le tasse, chi può paga così costi extra per curarsi al Nord, dove gli ospedali sono ancora pieni di meridionali.</p>
<p><strong>Francesco Rossi</strong></p>
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		<title>Pregi e difetti del commercio elettronico</title>
		<link>https://www.agrotimes.it/news/pregi-e-difetti-del-commercio-elettronico/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Rossi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Nov 2019 08:38:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il fenomeno dell’e-commerce è molto ampio e importante, in crescita rapida e costante, ma la sua rilevanza non è tale da poter giustificare una vera “crisi” delle vendite nei negozi. Se da una parte, infatti, i dati degli ultimi anni raccontano una tendenza in costante crescita, il dato assoluto (che dovrebbe in ogni caso confortare [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il fenomeno dell’e-commerce è molto ampio e importante, in crescita rapida e costante, ma la sua rilevanza non è tale da poter giustificare una vera “crisi” delle vendite nei negozi.</p>
<p>Se da una parte, infatti, i dati degli ultimi anni raccontano una tendenza in costante crescita, il dato assoluto (che dovrebbe in ogni caso confortare i titolari di negozi “fisici”) e che il peso dei 31,7 miliardi del traffico ecommerce sul totale delle vendite <strong>occupa solo il 5% del totale complessivo</strong> e, a guardare bene, questo 5% per oltre la metà è occupato dalla vendita di biglietti di treni e aerei, prenotazioni di hotel e servizi similari. Quindi lo spazio riservato ai prodotti è molto basso.<br />
Quindi, se è innegabile che internet ha sicuramente cambiato il modo di comprare delle persone e di formare le loro decisioni, a tuttoggi gli acquisti avvengono ancora per lo più dei negozi.<br />
La rivoluzione più importante &#8211; oggi &#8211; che il web e i social network hanno portato non è quindi lo spostamento degli acquisti sul canale digitale <strong>ma lo spostamento della decisione di acquisto su questo canale.</strong> Tra coloro che utilizzano internet (che sono la maggior parte degli italiani) il 97% dichiara di scegliere on line cosa acquistare, indipendentemente dal canale che utilizzerà per fare gli ordini (e che, a quanto pare, resta il negozio classico con tanto di contatto confidenziale e di fiducia con l’esercente).<br />
Vediamo quali sono i pro e i contro di un e-commerce.</p>
<p>Il web è un mondo perfetto per stringere contatti con i clienti: le serrande non si abbassano mai e i clienti possono arrivare da luoghi diversi alla stessa velocità, nel tempo di un click.</p>
<p>Non ci sono i weekend, festivi e altri giorni di chiusura. Tutti questi vantaggi sono preclusi ad un negozio fisico, che deve seguire precisi orari di apertura e ha un indirizzo geografico ben definito.</p>
<p>Con l’e-commerce non è così: tutte le persone che accedono ad internet diventano<strong> </strong>potenziali clienti. Non hanno neanche più bisogno di un pc, oggi basta uno smartphone per comprare sul web.</p>
<p>Un altro vantaggio del commercio elettronico sono i risparmi: non è necessario affittare un locale o assumere il personale necessario per far andare avanti un negozio tradizionale.</p>
<p>Senza parlare di bollette e altre utenze, che un sito web non richiede. Insomma i costi per aprire un e-commerce sono più bassi rispetto a quelli di un negozio tradizionale.</p>
<p>Con l’e-commerce anche una<strong> </strong>piccola azienda, con un budget non troppo impegnativo, può iniziare a vendere online.</p>
<p>Questo discorso è particolarmente valido per chi vende prodotti di nicchia, che se in un punto vendita possono essere acquistati da pochi eletti, su Internet riescono a produrre fatturati, anche molto alti.</p>
<p>La fortuna del commercio elettronico deve molto alle nicchie: qui i commercianti di prodotti specifici hanno finalmente potuto trovare non solo una quantità di clienti maggiore, ma anche delle<strong> </strong>comunità di appassionati attiva inizialmente sui forum tematici, poi con i blog e i social network.</p>
<p>La rete inoltre permette di rintracciare il cliente in modo sempre più preciso: oggi sono tanti gli strumenti di analisi che permettono di raggiungere il target, creando dei<strong> </strong>messaggi promozionali efficaci.</p>
<p>Questi sono i vantaggi più evidenti, tuttavia l’altra faccia della medaglia sono gli svantaggi dell’e-commerce per chi vende e chi acquista.</p>
<p>Il commercio elettronico, pur possedendo numerosi pro, ha anche qualche contro: innanzitutto, manca l’interazione fisica con l’interlocutore.</p>
<p>In un negozio tradizionale, venditore e cliente possono parlare e comunicare anche con il linguaggio non verbale, scambiandosi segnali fisici, stabilendo un rapporto di fiducia reciproca.</p>
<p>Trasmettere affidabilità attraverso l’interfaccia di un e-commerce non è così immediato. Negli ultimi anni, però, le persone si sono abituate a comprare online, superando la diffidenza che aveva caratterizzato il periodo iniziale dell’e-commerce.</p>
<p>I commercianti online devono trasmettere fiducia e conquistare il cliente: esistono diversi modi per raggiungere questo obiettivo, per esempio, realizzare un servizio di <a href="https://www.strogoff.it/la-forza-di-un-buon-customer-care-nellecommerce/">customer care</a> attento ad ogni esigenza.</p>
<p>Un’altra insidia del commercio elettronico sono i pagamenti online che generano ancora qualche sospetto, in particolare nei rivenditori vecchio stampo che veneravano il ticchettio della cassa e preferivano il contante al bancomat.</p>
<p>Tuttavia, oggi i sistemi di sicurezza sono sempre più precisi e garantiscono che i pagamenti vadano a buon fine. Certo non mancano le truffe, ma sono un fenomeno sempre più circoscritto.</p>
<p>In Internet non puoi<strong> </strong>toccare e annusare un prodotto prima di decidere di acquistarlo: questi gesti influenzano le decisioni di acquisto nei negozi tradizionali.</p>
<p>Puoi però concentrarti sulla realizzazione di <a href="https://www.strogoff.it/5-errori-da-evitare-nelle-schede-prodotto-del-tuo-ecommerce/">schede prodotto</a> dettagliate corredate da foto.</p>
<p>L’e-commerce si pone l’obiettivo di migliorare la vita dell’uomo rendendola più comoda, facile e veloce: agevolmente dal divano di casa o dalla poltrona di un ufficio, ci si avvale di un sito e-commerce (i più famosi sono eBay, Amazon, Group-on) per acquistare e/o vendere prodotti online comunicando semplicemente il numero della nostra carta di credito o prepagata (PayPal è il più famoso).</p>
<p>L’e-commerce nasce negli anni novanta e, complici la rapida evoluzione del web e l’uso della rete da parte di un numero sempre maggiore di utenti, in pochi anni si è sviluppato, divenendo una vera e propria industria nell&#8217;industria.<br />
In Italia l’e-commerce aumenta ogni anno, ma abbiamo una percentuale minima di vendite rispetto ad altri paesi europei come Germania, Regno Unito, Belgio e Francia.<br />
C’è però un fenomeno in ascesa, da non sottovalutare: il social commerce I social network stanno diventando lo strumento principale nelle mani degli utenti: significa che tra qualche anno l’e-commerce potrebbe trasformarsi in social commerce…<br />
Il Social Commerce è l&#8217;evoluzione in senso web 2.0 dell’e-commerce,  fondato sulla condivisione (amici, gruppi, commenti, discussioni) che convoglia nell&#8217;attività di shopping on-line, con suggerimenti, proposte di nuovi prodotti, promozione di prodotti di maggior interesse globale ecc…<br />
La promozione di un prodotto attraverso il social commerce permette di accrescere la propria visibilità, diventando più credibile e desiderabile.<br />
Grandi aziende di e-commerce come eBay già da anni stanno sviluppando dei sistemi che consentano ai membri della propria comunità di dialogare reciprocamente. eBay stessa, acquistando nel 2005 il sistema di telefonia via internet Skype, ed inglobandolo all&#8217;interno della propria piattaforma, ha dimostrato della notevole importanza della dimensione sociale all&#8217;interno della propria comunità di utenti.</p>
<p><strong>Francesco Rossi</p>
<p></strong></p>
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		<title>Tornano i barbieri e gli artigiani, mestieri che sembravano in estinzione</title>
		<link>https://www.agrotimes.it/news/tornano-i-barbieri-e-gli-artigiani-mestieri-che-sembravano-in-estinzione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Rossi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Nov 2019 08:30:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sembravano mestieri scomparsi, quelli artigiani, e invece stanno tornando di moda. Innanzitutto il barbiere, che non è solo un artigiano, con una specifica competenza: è anche un compagno di vita, dal quale si va per rilassarsi, per riprendere fiato e magari per condividere qualche racconto. In Italia sono più di 60mila (l’Istat non distingue tra barbieri e acconciatori) e continuano a crescere, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.agrotimes.it/news/tornano-i-barbieri-e-gli-artigiani-mestieri-che-sembravano-in-estinzione/">Tornano i barbieri e gli artigiani, mestieri che sembravano in estinzione</a> proviene da <a href="https://www.agrotimes.it">Welcome to Agrotimes</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sembravano mestieri scomparsi, quelli artigiani, e invece stanno tornando di moda.</p>
<p>Innanzitutto il barbiere, che non è solo un artigiano, con una specifica competenza: è anche un compagno di vita, dal quale si va per rilassarsi, per riprendere fiato e magari per condividere qualche racconto.</p>
<p>In Italia sono più di 60mila (l’Istat non distingue tra barbieri e acconciatori) e continuano a crescere, ogni anno. Il fenomeno è legato anche ai nuovi stili di vita, che vedono gli uomini molto più attenti rispetto al passato alla cura del corpo e della loro estetica.</p>
<p>Ma come tutti i mestieri che tornano di moda, anche quello del barbiere si aggiorna: fanno corsi di formazione professionale, hanno una pagina Facebook con numerosi fan. Ed in molti casi, da nord a sud, queste <strong>piccole grandi botteghe</strong> allungano la loro attività: centri benessere, massaggi, estetica. Non più solo barba e <a href="https://www.nonsprecare.it/come-avere-i-capelli-lucenti-in-modo-naturale-ricetta-aceto-limone">capelli</a>.</p>
<p>Insomma, in un’epoca in cui il lavoro è sottopagato, anche quando apparentemente è disponibile, un’attività artigianale del genere promette <strong>buoni ricavi</strong><strong> </strong>e<strong> ottime prospettive.</strong></p>
<p><strong>Francesco Guccini</strong> è uno straordinario scrittore e cantante, ma ha anche una particolare capacità di osservazione. Guarda il mondo attraverso le lenti del cambiamento, senza però cedere alla tentazione del modernismo ideologico e <strong>talvolta ci porta indietro, a vecchie abitudini, a vecchi stili di vita, che abbiamo smarrito e forse è venuto il momento di recuperare</strong><strong>.</strong></p>
<p>In un suo libro molto efficace, <em>Nuovo dizionario delle cose perdute</em>, Guccini ci racconta il piacere del barbiere (per gli uomini) e del <a href="https://www.nonsprecare.it/iniziative-solidali-mark-bustos-parrucchiere-senzatetto-new-york">parrucchiere</a> (per le donne). E rimpiange un rito scomparso. Ovvero andare dal barbiere non solo per necessità, tagliare la barba e accorciare i capelli, ma anche per il piacere di avere del tempo da dedicare a se stessi. Senza fretta e senza ansie. Ma solo oziando e discutendo di calcio, di politica, di cibo, di donne. Insomma <strong>il barbiere come piccolo piacere della vita che non è ossessionata dall’orologio con i continui appuntamenti</strong><strong>.</strong></p>
<p>La barba un tempo si faceva solo con il rasoio a mano, il pennello e la schiuma, per poi finire con il panno caldo sul viso, oggi la stragrande maggioranza degli uomini preferisce (o per questione di tempo e… denaro) utilizzare la macchinetta elettrica in casa. E anche i <a href="https://www.nonsprecare.it/come-tingere-capelli-bianchi-rimedi-naturali">capelli</a>, spesso  li facciamo correndo, con fretta, e senza gustare il piacere della sosta e dell’ozio.</p>
<p><strong>La modernità ha ucciso un </strong><a href="https://www.nonsprecare.it/piazza-dei-mestieri-torino-fondazione-opportunita-lavoro-mestiere-giovani">mestiere</a><strong>, che invece va rivalutato</strong><strong>,</strong> e un metodo, quello di una vita che non soffoca sotto il peso del tempo di cui non siamo più padroni ma solo schiavi.</p>
<p>Un antico mestiere, il barbiere. Erano molti i barbieri che avevano la &#8220;Sala da Barba&#8221; quasi tutti nelle piazze del centro storico o nelle immediate vicinanze. Il mestiere del barbiere era un lavoro di tutto rispetto.</p>
<p>Un&#8217;altra attività del barbiere era quella di esercitare prestazioni mediche e infermieristiche, come il salasso, pratica di pertinenza medica mediante sanguisughe o cava denti. La principale attività era quelle di radere la barba, spuntare i baffi e tagliare i capelli. Tale compito veniva svolto principalmente nelle botteghe, mentre per i benestanti e i sacerdoti veniva svolto a domicilio. Un tempo esisteva il barbiere da strada, che possedeva soltanto una bicicletta, portava con sé vecchi utensili, con tanto di annaffiatoio e un recipiente smaltato come lavandino. Utensili vecchi e obsoleti, ma che riuscivano a fare un ottimo lavoro anche allora, offrendo la possibilità ai nostri nonni di andare in giro belli, profumati e ordinati. E ai bambini si usava rasarli per strada. La bottega del barbiere era la tana dei pettegolezzi, con argomenti più svariati di politica, sport, cronache e donne. Il barbiere era l&#8217;uomo più profumato del paese. E quando si passava davanti al suo locale tutti rallentavano il passo per scrutare all&#8217;interno il cavalluccio per tagliare i capelli ai bambini, gli specchi enormi, le grandi poltrone sistemate davanti allo specchio e i calendari a muro con la foto degli attori famosi. Le indicazioni su come tagliare i capelli al bambino venivano fornite dai genitori, quasi sempre semi-rasati, al fine di evitare un ritorno a breve. La bottega del barbiere emanava un bel profumo che inondava uomini e donne che passavano da quelle parti. I barbieri, in occasione delle festività natalizie, offrivano alla clientela i calendarietti tascabili profumati, con immagini di belle ragazze E le mance erano assicurate. Tra forbici e rasoi i barbieri del paese erano sempre allegri e pimpanti.</p>
<p>Il turno di chiusura delle Sale da Barba era sempre di lunedì, quando il paese si spopolava. E Il sabato successivo, o l&#8217;altro ancora, al rientro degli operai o dei contadini il primo contatto con la civiltà si aveva dal barbiere. Si discuteva di fatti accaduti e ciascuno raccontava le proprie esperienze di vita. Così il tempo passava piacevolmente, mentre ad un angolo qualcuno giocava a carte.</p>
<p>Ma ecco che tutto cambia quando arriva il progresso: acqua corrente, lampadine al neon e poltrone girevoli in pelle. Niente più bivacchi e racconti. Era finita un&#8217;epoca. Era finito il tempo di ascoltare le storie raccontate dagli anziani.</p>
<p>Nel periodo estivo o dopo la scuola, tanti ragazzi venivano avviati all&#8217;apprendistato, nelle botteghe degli artigiani e dei barbieri, per evitava il girovagare in mezzo alla strada. E intanto questi ragazzi imparavano un mestiere.</p>
<p>Oggi quella del barbiere è una professione, di impegno, di aggiornamento, specie per il taglio dei capelli ai giovanissimi, taglio così stravagante e sempre più particolare. È la moda, esclamerebbe qualcuno.</p>
<p>IL RITORNO ALL’ARTIGIANATO</p>
<p>Chi pensa che l’artigianato sia un’arte finita nel dimenticatoio o in via di estinzione, negli ultimi anni deve almeno in parte ricredersi.</p>
<p>Negli ultimi anni, infatti, nonostante la crisi economica, il <em>made in Italy</em> ha ritrovato la sua importanza e il suo posto, tanto da favorire l’apertura di piccole botteghe e il rinnovamento di quelle già presenti sul territorio.</p>
<p>D’altronde il segreto del successo del “fatto a mano” non sta solo nella qualità dei prodotti – elemento ovviamente fondamentale -, ma anche nella capacità di reinventarsi, affiancandosi alle nuove tecnologie e sfruttandole al meglio.</p>
<p>Gli americani hanno parlato di “<em>manufactury renaissance”</em>, il Rinascimento dell’artigianato; e chi meglio di noi Italiani può vantare un patrimonio di esperienza, bravura e creatività nell’industria manifatturiera?</p>
<p>Ci troviamo di fronte a un Artigianato 2.0, dove le botteghe di un tempo e i negozietti locali, trovano il loro spazio nell’ampia rete dei social network &#8211; il passaparola dei giorni nostri -, facendosi conoscere e alimentando la curiosità della gente del posto e non solo.</p>
<p>Ma, oltre ai negozi, la rivoluzione artigianale ha contagiato anche i freelance che lavorano da casa e che vendono i loro prodotti tramite internet, accrescendo il cosiddetto mondo dell’<em>e-commerce</em>: basta un click e sei connesso con quello che desideri!</p>
<p>Per il mondo dei pigri, infatti, lo shop online è una vera manna dal cielo: in pochi minuti puoi acquistare ogni tipo di articolo, dall’abbigliamento all’arredamento, dai gioielli agli asciugamani, senza rinunciare all’unicità di un prodotto interamente lavorato a mano, curato nei minimi dettagli e il più delle volte anche pezzo unico sul mercato.</p>
<p>Le enormi potenzialità del settore manifatturiero sono state anche evidenziate da studi scientifici, come quello portato avanti negli ultimi anni dalla Commissione Europea intitolato “Business Innovation Observatory – Collaborative Economy: collaborative production and the maker economy”, in cui viene attribuito all’artigianato <em>“la capacità di creare nuove fonti di reddito sia per i tradizionali laboratori a gestione individuale e vendita diretta ai clienti, sia per le piccole imprese artigiane a conduzione familiare che operano a livello locale” </em>e in cui viene sottolineato come il trend occupazionale del momento sia appunto nell’artigianato e nel “saper fare a mano”, amalgamando abilità e creatività all’innovazione.</p>
<p>Non sorprende quindi che anche le alte case di moda italiane abbiano aperto delle scuole di formazione di artigiani specializzati nella manifattura di lusso, o abbiano iniziato a inondare il web di video in cui vengono mostrati i loro artigiani a lavoro.</p>
<p>Spesso ci si concentra esclusivamente sul prodotto finito, dimenticando le ore di accorto lavoro che si celano dietro. Così non si pensa più ai punti di cucitura che ci sono in una borsa di pelle fatta interamente a mano, o al numero di maglie all’uncinetto con cui è stata lavorata una piccola bomboniera, o ai diversi passaggi di trattazione e lavorazione che permettono a delle semplici cassette in legno di diventare una libreria unica nel suo genere.</p>
<p>Soffermiamoci un attimo a pensarlo la prossima volta che ci troviamo di fronte a un pezzo di artigianato, perché &#8211; come ha detto l’avvocato scrittore Louis Nizer &#8211; <em>“un uomo che lavora con le sue mani è un operaio; un uomo che lavora con le sue mani e il suo cervello è un artigiano; ma un uomo che lavora con le sue mani, il suo cervello e il suo cuore è un artista</em>”.</p>
<p><strong>Francesco Rossi</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.agrotimes.it/news/tornano-i-barbieri-e-gli-artigiani-mestieri-che-sembravano-in-estinzione/">Tornano i barbieri e gli artigiani, mestieri che sembravano in estinzione</a> proviene da <a href="https://www.agrotimes.it">Welcome to Agrotimes</a>.</p>
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		<title>L’AMORE E L’AMICIZIA AI TEMPI DEI SOCIAL</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Rossi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Jun 2019 14:18:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel nostro frenetico mondo social, ormai, le emozioni si esprimono con un&#8217;emoticon e le relazioni sociali (amicizia, amore) si intrecciano in una chat. Facendoci travolgere da una spirale virtuale che può farci perdere la cognizione della realtà. Negli ultimi anni il concetto di amore e le relazioni sociali in generale hanno subito notevoli cambiamenti, soprattutto dopo l’avvento dei [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel nostro frenetico mondo social, ormai, le emozioni si esprimono con un&#8217;emoticon e le relazioni sociali (amicizia, amore) si intrecciano in una chat. Facendoci travolgere da una spirale virtuale che può farci perdere la cognizione della realtà.</p>
<p>Negli ultimi anni il concetto di amore e le relazioni sociali in generale hanno subito notevoli cambiamenti, soprattutto dopo l’avvento dei social network che hanno rivoluzionato ogni aspetto della nostra vita. In passato l’unico modo di comunicare con l’amato era scrivere lettere o al massimo telefonare da un telefono fisso, e lo stesso avveniva per contattare amici e parenti vicini e lontani. Sentirsi via cornetta telefonica diventava così un evento da attendere con ansia e trepidazione: oggi questa piacevole attesa non esiste più, siamo in costante e continuo contatto con WhatsApp, Instagram, Facebook e una miriade di altri social e chat.</p>
<p>La tecnologia si evolve e con essa mezzi e modi di comunicazione. Eravamo terrorizzati dopo l’introduzione degli sms per le conseguenze che avrebbe potuto introdurre, figurarsi oggigiorno che internet ha quasi annullato le distanze tra le persone. Ma se inizialmente l’obiettivo era quello di avvicinare persone lontane fisicamente, i rapporti personali sono diventati sempre più difficili e freddi, sempre più virtuali e meno reali.</p>
<p>In tutto questo anche l’idea dell’amore ha subito notevoli cambiamenti: se prima uno sguardo o un gesto potevano accendere la scintilla, oggi non è raro vedere gli smartphone come strumenti per trasmettere i nostri sentimenti e le nostre emozioni.</p>
<p>Nell’era dei social, siamo ancora in grado di amare? O forse non siamo più disposti a fare i sacrifici e i compromessi che una relazione duratura nel tempo necessariamente richiede?</p>
<p>Se è vero che i social possono portare ad un reciproco allontanamento sta a noi fare in modo che non sia così, ma anzi sfruttarne tutte le potenzialità per consolidare una relazione in cui investiamo tempo, amore e fatica ogni giorno.</p>
<p>Amare qualcuno e restare accanto a lui per tutta la vita: una volta questa era la normalità, oggi è un po’ più difficile ma non impossibile. Secondo il compianto sociologo Bauman, oggi siamo bersagliati da mille tentazioni – complice anche l’avvento dei social network e della comunicazione digitale –  e rimanere fedeli non è una cosa da dare per scontata, ma può diventare una scelta consapevole per evitare che i sentimenti vengano bruciati dalla folle corsa del consumo.</p>
<p>Nell’epoca dei social media, anche la tentazione diventa un’esperienza sempre più smart e condivisa: app al posto di appuntamenti segreti e messaggi per organizzare incontri. Il dispositivo tecnologico rappresenta ormai il terzo incomodo nella vita di coppia: lo smartphone non è più utilizzato per alimentare relazioni clandestine ma è, esso stesso, un compagno invisibile capace di attirare l’attenzione.</p>
<p>L’amicizia nell’epoca del virtuale ha assunto un nuovo significato. Prendiamo Facebook, dove il significato di amicizia viene completamente distorto, perché “amico” è colui che preme un tasto per chiedere di “essere amici”. È vero, i social network connettono persone da qualsiasi parte del mondo e permettono la conoscenza tra persone con le stesse passioni. Ma non vi sembra troppo poco? Il miglior modo per utilizzare internet, in fondo, è averne la consapevolezza.</p>
<p>Un messaggio su <a href="http://ildigitale.it/rivoluzione-whatsapp-arrivano-le-videochiamate-di-gruppo-e-decollano-i-profili-business/">WhatsApp</a> o un like su una foto di Instagram richiedono meno impegno di una conversazione faccia a faccia,<em> </em>ma non danno sicuramente lo stesso risultato. I social sono un ottimo strumento per comunicare, ma non possono sopperire a tutte le necessità che un legame emotivo con una persona comporta. E poi vuoi mettere una bella chiacchierata tra amici sorseggiando un buon caffè rispetto a chat e like a distanza?</p>
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		<title>Nuove professioni: l’influencer</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Rossi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Jun 2019 14:11:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Diventare un influencer è il crescente obiettivo delle nuove generazioni. Che hanno in mente la vita di qualche celebrità del web, a base di cocktail al tramonto, viaggi in business class e feste roboanti. Per arrivare a quei livelli, però, occorre costruirsi un’identità online tale che le aziende vogliano investire dei soldi e richiede energia, tempo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Diventare un <strong>influencer è il crescente obiettivo delle nuove generazioni</strong>. Che hanno in mente la vita di qualche celebrità del web, a base di cocktail al tramonto, viaggi in business class e feste roboanti. Per arrivare a quei livelli, però, occorre costruirsi un’identità online tale che le aziende vogliano investire dei soldi e richiede energia, tempo e impegno.</p>
<p>Un influencer è una persona che ha un ampio seguito sui social network e alla quale i follower si ispirano e affidano per le proprie scelte in fatto di stile, consumi, viaggi o comportamenti. Sono le aziende che hanno coniato la definizione di influencer, cioè qualcuno che è in grado di convertire in vendite e guadagni l’investimento fatto sui post, foto e video fatti da quella persona.</p>
<p>I budget<strong> </strong>per investire in digital marketing stanno aumentando, ma gli investitori stanno diventando più oculati nelle proprie scelte di investimento. Quindi follower comprati e account gonfiati a colpi di bot funzionano sempre meno. C&#8217;è chi ha addirittura inventato una banca di influencer, la <a href="http://www.wakeup.it/web/">WakeUp Influencer Bank</a>, attraverso la quale le aziende possono pescare e trovare le persone più adatte alla propria campagna.</p>
<p>L’influenza esercitata via web non può essere mai assoluta, ma è sempre rivolta a una comunità. Il primo passo per diventare un influencer è scegliersi la propria audience: appassionati di sneaker, cuochi dilettanti, amanti dei viaggi o delle <a href="http://www.deabyday.tv/hobby-e-tempo-libero/divertimento/article/3139/Le-serie-tv-pi--attese-del-2018.html">serie Tv</a>.</p>
<p>È necessario scegliere una nicchia ben definita, al suo interno devono operare aziende che investono nel marketing e non deve essere troppo affollata (sconsigliabile quindi provare a diventare influencer di moda o beauty).</p>
<p>Una volta che avete scelto la community, dovete cominciare a farvi notare e a <strong>coltivare la vostra immagine</strong><strong>.</strong> Ci sono degli accorgimenti per crescere (come le pubblicità e le sponsorizzazioni sui vari social network) ma nessuno sostituisce la continuità e l’originalità. Dovete essere costanti nell&#8217;attività digitale: nessuno è mai diventato influencer lasciando abbandonata la propria pagina per settimane. In più, dovete essere diversi, riconoscibili, unici: la strada migliore resta<strong> l’originalità</strong><strong> </strong>della persona e del contenuto.</p>
<p>Ora che le aziende hanno cominciato a notarvi, arriveranno le prime richieste. Quando collaborate con un <strong>brand</strong><strong>,</strong> fatelo sapere. Oggi è sconsigliabile non dire ai follower che si tratta di un <strong>contenuto sponsorizzato</strong><strong>:</strong> la trasparenza viene prima di tutto. Inoltre, farsi pagare dalle aziende per parlare di un prodotto è una pratica accettata dalla maggior parte degli utenti, ma per evitare brutte figure è meglio non provare a nasconderlo.</p>
<p>Provate a <strong>rimanere selettivi </strong>e fare ragionamenti a lungo termine. Se accettate di parlare proprio di tutto, anche di prodotti ed esperienze che non vi piacciono, perderete velocemente in credibilità.</p>
<p>Quanto guadagnerete? Secondo l’<strong><a href="https://www.economist.com/blogs/graphicdetail/2016/10/daily-chart-9">Economist</a></strong>, già con i primi 100mila follower si possono guadagnare 12mila dollari a post su YouTube, 6mila su Facebook, 5mila su Instagram e Snapchat, 2mila su Twitter. Visti i numeri, vale la pena di iniziare a investire un po&#8217; di tempo in questa attività.</p>
<p>In Italia Riccardo Pozzoli, ex fidanzato e socio in affari di Chiara Ferragni, che ha curato la parte business di The Blonde Salad, il sito che ha reso celebre la moglie di Fedez, forma nuove figure, giovani, in grado di soddisfare le esigenze che richiede il mercato della comunicazione.</p>
<p>Lo fa come direttore creativo dell’agenzia Condé Nast Social Talents, incaricata di formare gli influencer di domani in partnership con la scuola direzionale Sda Bocconi: «C’è molta richiesta sul mercato, basta dare un’occhiata su Linkedin (il social dedicato al mondo del lavoro): sempre più aziende sono alla ricerca di un social media manager formato e che abbia già maturato un’esperienza seria sul campo».</p>
<p>La chiave di volta, secondo Pozzoli, è formare influencer di qualità scegliendo ragazzi con esperienze vere alle spalle. Giovani che sono in grado di trasmettere un messaggio o una storia perché l’hanno vissuta in prima persona.</p>
<p>Sarà un successo? L’importante è… influenzare!</p>
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		<title>Sanremo, alla vigilia di una finale incerta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Rossi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Feb 2019 17:53:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ci avviciniamo sempre più all’atto finale della 69esima edizione di Sanremo. In sala stampa si alternano i big, da Renga ai Negrita, mentre Ultimo dà forfait, con i loro propositi, le loro storie. Invece, in collegamento, i tre conduttori gongolano per gli elogi, ma devono anche rintuzzare le critiche su ascolti in calo e un [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci avviciniamo sempre più all’atto finale della 69esima edizione di Sanremo.</p>
<p>In sala stampa si alternano i big, da Renga ai Negrita, mentre Ultimo dà forfait, con i loro propositi, le loro storie.</p>
<p>Invece, in collegamento, i tre conduttori gongolano per gli elogi, ma devono anche rintuzzare le critiche su ascolti in calo e un affiatamento non sempre al top.</p>
<p>Il web non perdona, e circola in rete un filmato che denuncerebbe il plagio di una canzone in gara…</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Curiosità sanremesi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Rossi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Feb 2019 09:56:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Tra le parole più gettonate di Sanremo sui social, in particolare su Twitter, ci sono: Canzone, Bella, Grazie, Bocelli. Il picco di interazioni social si è ottenuto sul momento “famiglia Addams” (accostati i tre conduttori alla nota famiglia americana del piccolo e grande schermo). Sinora, i momenti più commentati dagli utenti è stata l’esibizione di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Tra le parole più gettonate di Sanremo sui social, in particolare su Twitter, ci sono: Canzone, Bella, Grazie, Bocelli.</p>
<p>Il picco di interazioni social si è ottenuto sul momento “famiglia Addams” (accostati i tre conduttori alla nota famiglia americana del piccolo e grande schermo).</p>
<p>Sinora, i momenti più commentati dagli utenti è stata l’esibizione di Giorgia con Claudio Baglioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Sanremo sempre più social</title>
		<link>https://www.agrotimes.it/news/sanremo-sempre-piu-social/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Rossi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Feb 2019 09:55:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sanremo sempre più social. In sala stampa arrivano dati molto indicativi: è l’evento tv più commentato sui social da settembre 2018, sfiora i 3 milioni di interazioni e cresce su Instagram, il social dei giovanissimi (+100mila) e Facebook (+50mila).</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sanremo sempre più social. In sala stampa arrivano dati molto indicativi: è l’evento tv più commentato sui social da settembre 2018, sfiora i 3 milioni di interazioni e cresce su Instagram, il social dei giovanissimi (+100mila) e Facebook (+50mila).</p>
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		<title>Tra note e messaggi sociali: i big del Festival</title>
		<link>https://www.agrotimes.it/news/tra-note-e-messaggi-sociali-i-big-del-festival/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Rossi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Feb 2019 19:45:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il Volo non vuole ammettere che punta alla vittoria, Arisa sprizza simpatia e sentimento da tutti i pori. Due le frasi estrapolate dal nuovo disco di Arisa che hanno colpito di più: “Il futuro ha bisogno di amore” (e in quest’epoca di odio e diffidenza come darle torto) e “In ognuno di noi c’è un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Volo non vuole ammettere che punta alla vittoria, Arisa sprizza simpatia e sentimento da tutti i pori.</p>
<p>Due le frasi estrapolate dal nuovo disco di Arisa che hanno colpito di più:</p>
<p>“Il futuro ha bisogno di amore” (e in quest’epoca di odio e diffidenza come darle torto) e “In ognuno di noi c’è un diamante preziosissimo”.</p>
<p>Giovani e grintosi Carta e Shade, un duetto che funziona anche per la stretta amicizia che lega i due giovanissimi artisti.</p>
<p>Irama conferma di essere un artista in ascesa, destinato a scalare i vertici del panorama canoro italiano, mentre Nigiotti si è fatto apprezzare per la sua maturità artistica.</p>
<p>Ci ha colpito in particolare una frase, estratta da una sua canzone:</p>
<p>“La ricchezza sta nel semplice nel sorridere in un giorno che non vale niente”.</p>
<p>Nek ha alternato aneddoti delasua vita artistica al suo impegno umanitario.</p>
<p><strong>(Le foto in sala stampa sono della fotoreporter Mena Trematerra)</strong></p>
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