Tornano i barbieri e gli artigiani, mestieri che sembravano in estinzione

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Sembravano mestieri scomparsi, quelli artigiani, e invece stanno tornando di moda.

Innanzitutto il barbiere, che non è solo un artigiano, con una specifica competenza: è anche un compagno di vita, dal quale si va per rilassarsi, per riprendere fiato e magari per condividere qualche racconto.

In Italia sono più di 60mila (l’Istat non distingue tra barbieri e acconciatori) e continuano a crescere, ogni anno. Il fenomeno è legato anche ai nuovi stili di vita, che vedono gli uomini molto più attenti rispetto al passato alla cura del corpo e della loro estetica.

Ma come tutti i mestieri che tornano di moda, anche quello del barbiere si aggiorna: fanno corsi di formazione professionale, hanno una pagina Facebook con numerosi fan. Ed in molti casi, da nord a sud, queste piccole grandi botteghe allungano la loro attività: centri benessere, massaggi, estetica. Non più solo barba e capelli.

Insomma, in un’epoca in cui il lavoro è sottopagato, anche quando apparentemente è disponibile, un’attività artigianale del genere promette buoni ricavi e ottime prospettive.

Francesco Guccini è uno straordinario scrittore e cantante, ma ha anche una particolare capacità di osservazione. Guarda il mondo attraverso le lenti del cambiamento, senza però cedere alla tentazione del modernismo ideologico e talvolta ci porta indietro, a vecchie abitudini, a vecchi stili di vita, che abbiamo smarrito e forse è venuto il momento di recuperare.

In un suo libro molto efficace, Nuovo dizionario delle cose perdute, Guccini ci racconta il piacere del barbiere (per gli uomini) e del parrucchiere (per le donne). E rimpiange un rito scomparso. Ovvero andare dal barbiere non solo per necessità, tagliare la barba e accorciare i capelli, ma anche per il piacere di avere del tempo da dedicare a se stessi. Senza fretta e senza ansie. Ma solo oziando e discutendo di calcio, di politica, di cibo, di donne. Insomma il barbiere come piccolo piacere della vita che non è ossessionata dall’orologio con i continui appuntamenti.

La barba un tempo si faceva solo con il rasoio a mano, il pennello e la schiuma, per poi finire con il panno caldo sul viso, oggi la stragrande maggioranza degli uomini preferisce (o per questione di tempo e… denaro) utilizzare la macchinetta elettrica in casa. E anche i capelli, spesso  li facciamo correndo, con fretta, e senza gustare il piacere della sosta e dell’ozio.

La modernità ha ucciso un mestiere, che invece va rivalutato, e un metodo, quello di una vita che non soffoca sotto il peso del tempo di cui non siamo più padroni ma solo schiavi.

Un antico mestiere, il barbiere. Erano molti i barbieri che avevano la “Sala da Barba” quasi tutti nelle piazze del centro storico o nelle immediate vicinanze. Il mestiere del barbiere era un lavoro di tutto rispetto.

Un’altra attività del barbiere era quella di esercitare prestazioni mediche e infermieristiche, come il salasso, pratica di pertinenza medica mediante sanguisughe o cava denti. La principale attività era quelle di radere la barba, spuntare i baffi e tagliare i capelli. Tale compito veniva svolto principalmente nelle botteghe, mentre per i benestanti e i sacerdoti veniva svolto a domicilio. Un tempo esisteva il barbiere da strada, che possedeva soltanto una bicicletta, portava con sé vecchi utensili, con tanto di annaffiatoio e un recipiente smaltato come lavandino. Utensili vecchi e obsoleti, ma che riuscivano a fare un ottimo lavoro anche allora, offrendo la possibilità ai nostri nonni di andare in giro belli, profumati e ordinati. E ai bambini si usava rasarli per strada. La bottega del barbiere era la tana dei pettegolezzi, con argomenti più svariati di politica, sport, cronache e donne. Il barbiere era l’uomo più profumato del paese. E quando si passava davanti al suo locale tutti rallentavano il passo per scrutare all’interno il cavalluccio per tagliare i capelli ai bambini, gli specchi enormi, le grandi poltrone sistemate davanti allo specchio e i calendari a muro con la foto degli attori famosi. Le indicazioni su come tagliare i capelli al bambino venivano fornite dai genitori, quasi sempre semi-rasati, al fine di evitare un ritorno a breve. La bottega del barbiere emanava un bel profumo che inondava uomini e donne che passavano da quelle parti. I barbieri, in occasione delle festività natalizie, offrivano alla clientela i calendarietti tascabili profumati, con immagini di belle ragazze E le mance erano assicurate. Tra forbici e rasoi i barbieri del paese erano sempre allegri e pimpanti.

Il turno di chiusura delle Sale da Barba era sempre di lunedì, quando il paese si spopolava. E Il sabato successivo, o l’altro ancora, al rientro degli operai o dei contadini il primo contatto con la civiltà si aveva dal barbiere. Si discuteva di fatti accaduti e ciascuno raccontava le proprie esperienze di vita. Così il tempo passava piacevolmente, mentre ad un angolo qualcuno giocava a carte.

Ma ecco che tutto cambia quando arriva il progresso: acqua corrente, lampadine al neon e poltrone girevoli in pelle. Niente più bivacchi e racconti. Era finita un’epoca. Era finito il tempo di ascoltare le storie raccontate dagli anziani.

Nel periodo estivo o dopo la scuola, tanti ragazzi venivano avviati all’apprendistato, nelle botteghe degli artigiani e dei barbieri, per evitava il girovagare in mezzo alla strada. E intanto questi ragazzi imparavano un mestiere.

Oggi quella del barbiere è una professione, di impegno, di aggiornamento, specie per il taglio dei capelli ai giovanissimi, taglio così stravagante e sempre più particolare. È la moda, esclamerebbe qualcuno.

IL RITORNO ALL’ARTIGIANATO

Chi pensa che l’artigianato sia un’arte finita nel dimenticatoio o in via di estinzione, negli ultimi anni deve almeno in parte ricredersi.

Negli ultimi anni, infatti, nonostante la crisi economica, il made in Italy ha ritrovato la sua importanza e il suo posto, tanto da favorire l’apertura di piccole botteghe e il rinnovamento di quelle già presenti sul territorio.

D’altronde il segreto del successo del “fatto a mano” non sta solo nella qualità dei prodotti – elemento ovviamente fondamentale -, ma anche nella capacità di reinventarsi, affiancandosi alle nuove tecnologie e sfruttandole al meglio.

Gli americani hanno parlato di “manufactury renaissance”, il Rinascimento dell’artigianato; e chi meglio di noi Italiani può vantare un patrimonio di esperienza, bravura e creatività nell’industria manifatturiera?

Ci troviamo di fronte a un Artigianato 2.0, dove le botteghe di un tempo e i negozietti locali, trovano il loro spazio nell’ampia rete dei social network – il passaparola dei giorni nostri -, facendosi conoscere e alimentando la curiosità della gente del posto e non solo.

Ma, oltre ai negozi, la rivoluzione artigianale ha contagiato anche i freelance che lavorano da casa e che vendono i loro prodotti tramite internet, accrescendo il cosiddetto mondo dell’e-commerce: basta un click e sei connesso con quello che desideri!

Per il mondo dei pigri, infatti, lo shop online è una vera manna dal cielo: in pochi minuti puoi acquistare ogni tipo di articolo, dall’abbigliamento all’arredamento, dai gioielli agli asciugamani, senza rinunciare all’unicità di un prodotto interamente lavorato a mano, curato nei minimi dettagli e il più delle volte anche pezzo unico sul mercato.

Le enormi potenzialità del settore manifatturiero sono state anche evidenziate da studi scientifici, come quello portato avanti negli ultimi anni dalla Commissione Europea intitolato “Business Innovation Observatory – Collaborative Economy: collaborative production and the maker economy”, in cui viene attribuito all’artigianato “la capacità di creare nuove fonti di reddito sia per i tradizionali laboratori a gestione individuale e vendita diretta ai clienti, sia per le piccole imprese artigiane a conduzione familiare che operano a livello locale” e in cui viene sottolineato come il trend occupazionale del momento sia appunto nell’artigianato e nel “saper fare a mano”, amalgamando abilità e creatività all’innovazione.

Non sorprende quindi che anche le alte case di moda italiane abbiano aperto delle scuole di formazione di artigiani specializzati nella manifattura di lusso, o abbiano iniziato a inondare il web di video in cui vengono mostrati i loro artigiani a lavoro.

Spesso ci si concentra esclusivamente sul prodotto finito, dimenticando le ore di accorto lavoro che si celano dietro. Così non si pensa più ai punti di cucitura che ci sono in una borsa di pelle fatta interamente a mano, o al numero di maglie all’uncinetto con cui è stata lavorata una piccola bomboniera, o ai diversi passaggi di trattazione e lavorazione che permettono a delle semplici cassette in legno di diventare una libreria unica nel suo genere.

Soffermiamoci un attimo a pensarlo la prossima volta che ci troviamo di fronte a un pezzo di artigianato, perché – come ha detto l’avvocato scrittore Louis Nizer – “un uomo che lavora con le sue mani è un operaio; un uomo che lavora con le sue mani e il suo cervello è un artigiano; ma un uomo che lavora con le sue mani, il suo cervello e il suo cuore è un artista”.

Francesco Rossi


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